COLLEGHE e COLLEGHI, IL SINDACALISMO di BASE delle POSTE INDICE UNA

 

VIDEOASSEMBLEA sabato 23 MAGGIO ore 16

 

Da sempre denunciamo il peggioramento delle condizioni di lavoro e della qualità del servizio postale che per scelta ideologica non punta a soddisfare le reali esigenze della collettività. Difatti, i tagli occupazionali, l’abuso del lavoro precario e l’aumento smisurato della flessibilità sono tutte conseguenze di un processo di privatizzazione che vede a poco a poco, partendo dalla menzogna sul debito pubblico, sottrarre alla popolazione un altro pezzo di Stato Sociale. Anche l’introduzione del welfare aziendale, per volere di confindustria e dei sindacati confederali, ha questa finalità: affidare ai privati tutti quei servizi che andrebbero socialmente garantiti come sistema egualitario a protezione delle fasce più deboli. Un esempio lampante è il sistema sanitario pubblico, letteralmente demolito dalle istituzioni "democratiche" nei decenni precedenti a vantaggio delle strutture private attraverso una concatenazione fra affari e politica. Processi e logiche di potere che hanno portato all’ inevitabile tracollo a cui abbiamo assistito in questi ultimi mesi di emergenza.

 

Per questo, e tanto altro ancora, abbiamo proclamato lo

SCIOPERO dell’INTERA GIORNATA il 4 GIUGNO 2020

 

ULTERIORI APPROFONDIMENTI, ANALISI E DISCUSSIONI SI FARANNO IN UN CONFRONTO APERTO DURANTE LA VIDEOASSEMBLEA DEL PROSSIMO 23 MAGGIO ALLE ORE 16.00.

 

Invitiamo tutte le lavoratrici ed i lavoratori alla partecipazione di questa iniziativa per costruire insieme lo sciopero del 4 giugno.

 

 

per collegarsi è sufficiente digitare il seguente link e seguire le istruzioni

https://us02web.zoom.us/j/84965817622?pwd=THppMFlXOWJ5cCtaUHc2YUtTN1lrUT09

 

 

meeting ID: 849 6581 7622                                                       password: 617203

 

 

CUBposte          COBASposte         SICOBASposte       SLG-CUBposte

 4 giugno ‘20 sciopero nazionale

 

Lo sciopero del 4 giugno dell’intera categoria è contro il ritorno alla “normalità”; contro il “tornare alle cose come erano prima”.

Che cos'è la normalità per Poste?

 E' forse tornare alle abissali diseguaglianze tra gli stipendi dei lavoratori e quello che guadagnano i manager?

 E' forse mantenere un esercito permanente di lavoratori precari, “usa e getta”?

 E’ forse stabilizzare una distanza familiare (mancati trasferimenti) non dovuta al Coronavirus, ma a incomprensibili logiche aziendali, se non dettate dal disinteresse verso i lavoratori pedine da utilizzare a piacimento e solo per il profitto

Oppure distribuire i dividendi di Borsa tra azionisti anziché investirli in un'azienda che, nella crisi Covid-19, ha scoperchiato le profonde ed ingiuste contraddizioni di un servizio “per i ricchi”, di una privatizzazione che cancella i bisogni popolari, di un “servizio essenziale” che è solo la continuazione degli obiettivi economici e della crescita dei profitti?

Le stesse misure di contenimento contro il Coronavirus sono state dettate più dall'esigenza di non fermare la “più grande azienda del Paese” , che dall'interesse alla salvaguardia della sicurezza dei lavoratori: così ci spieghiamo noi il plexiglass, formidabile trovata per aprire ad un pubblico sempre più vasto, ad un mercato che non va fermato “costi quel che costi”.

Ma se chiudiamo tutto moriremo di povertà, se non di inedia. Sappiamo quando duro è stare in casa, è una condizione di tutti. Più difficile per chi è povero, disoccupato, precario...tutte condizioni sociali che ereditiamo da un sistema che si fonda sulle diseguaglianze, come è il sistema capitalista.

Ed è certo che in primo luogo le risorse economiche vanno indirizzate verso questi strati sociali disagiati per permettergli di affrontare la crisi attuale senza doversi affamare, ammalare, morire; ma poi queste condizioni vanno superate non perpetuate.

Parallelamente nei luoghi di lavoro vanno garantite, non a chiacchiere, ma in modo assoluto, rigoroso, vincolante le misure di protezione e sicurezza dei lavoratori e dove queste non sussistono sono i lavoratori a doverlo decidere, non l'Azienda, non il Prefetto, non Confindustria, non il silenzio-assenso.

Non bastano certamente le mascherine, il gel igienizzante, le sanificazioni, tutte misure di primo necessario approvvigionamento, ottenuti anche grazie a mobilitazioni dei lavoratori, più che a spontanea iniziativa aziendale; per mettere in sicurezza i lavoratori bisogna sottoporci tutti all'analisi del tampone, ai test sierologici, a quelle disposizioni che mappano lo stato di salute di chi è costretto ad andare a lavorare, così da dividere i sani dai contagiati. Senza questa vasta misura di prevenzione (a carico dell'Azienda) i lavoratori restano “carne da macello” sacrificabili alla produzione, alla tirannia del profitto.

Noi il 4 giugno scioperiamo e chiamiamo l'intera categoria, ugualmente colpita e ugualmente esposta al pericolo per la propria salute e sicurezza, a scioperare compattamente; a fermare noi la produzione; a dire noi a Poste che così non si può lavorare, che al primo posto va sempre messa la salute e che dopo, ma solo dopo, vengono gli affari.

 

Per discutere dei contenuti e delle ragioni dello sciopero abbiamo fissato una video-assemblea per sabato 23 maggio 2020 alle ore 16,00.

SI INVITANO I LAVORATORI A PARTECIPARE

Nei prossimi giorni pubblicheremo le modalità di accesso

 

Cub Poste COBAS Poste SICOBAS Poste SLG-CUB Poste

 


 Il giorno 18 Aprile il sindacalismo di base ha organizzato un’assemblea telematica fra i lavoratori di Poste Italiane, si è scelto questo strumento perché quello più vicino ad una forma assembleare reale in modo da rendere possibile un confronto ed un libero scambio di idee e informazioni fra i lavoratori.

Abbiamo scelto questo momento perché lo consideriamo un tempo giusto per capire ed analizzare i comportamenti e i provvedimenti presi finora da questa azienda che si è avviata in gran fretta verso la fase 2, facendolo anche in anticipo rispetto alle decisioni governative. Nella prima fase dell’emergenza abbiamo assistito fin dove arriva l’arrivismo e l’arroganza dell’azienda perché se da una parte ha organizzato protocolli dall’altra, come testimoniano i lavoratori, la storia è ben diversa: ritardi e inadempienze che si sono verificate nell’ organizzare la prevenzione aziendale del contagio. Da subito abbiamo chiesto la chiusura dei posti di lavoro, abbiamo organizzato e sostenuto le astensioni per la mancata fornitura dei dispositivi di protezione individuali (mascherine, guanti, gel igienizzanti), e la necessità che vengano rifornite costantemente e quotidianamente così come gli interventi di sanificazione e di pulizia più accurata, con prodotti specifici.

Il sindacalismo di base ha prodotto un gran numero di comunicati, elaborato un vademecum per l’astensione lavorativa ed appositi moduli di astensione per i lavoratori, in modo da supportarli a fronte delle inadempienze. Inoltre abbiamo promosso anche un sondaggio fra i lavoratori di Poste che ha confermato e mappato le situazioni di disagio e di inadempienza.

Nonostante che l’emergenza e il rischio di contagio è ancora molto alto Poste Italiane si sta organizzando per riprendere le attività a pieno regime: riaprono le accettazioni di posta target, le linee business, il ripristino delle consegne anche il sabato... Si torna di corsa verso la normalità lavorativa, una normalità che ci preoccupa perché significa aumento dei lavoratori all’interno degli uffici, pensiamo in particolare ai CMP, agli uffici dei portalettere, luoghi dove non potranno essere garantite le distanze di sicurezza. Sicuramente dobbiamo mantenere alta l’attenzione e avere la coscienza che il diritto alla salute è un nostro diritto inalienabile ed essere pronti ad intraprendere tutte le azioni, individuali e collettive per difenderci dall’arroganza del profitto.

Per questo diciamo, e lo abbiamo rimarcato con i lavoratori nell’assemblea, che se non ci sono le condizioni di sicurezza non si lavora. L’attenzione deve rimanere alta per ridurre al minimo il rischio di contagio e dobbiamo avere chiaro che la difesa della salute non è derogabile.

Inoltre è stata creata anche una Mailing [email protected] dove è possibile far pervenire, segnalare tutte le inadempienze dell’Azienda nei diversi territori e uffici, in modo da organizzare denunce localizzate ad organi competenti. Dobbiamo essere pronti ed usare tutte le forme di lotta necessarie.

Questa emergenza ha messo a nudo tutte le contraddizioni di questo sistema e si continua a parlare di 500/400 morti al giorno come fosse una cosa normale, non possiamo accettarlo, come non possiamo accettare di non vedere come Poste Italiane non ha accantonato, neppure per un momento, l’obbiettivo profitto, anzi è riuscita a tenere bene il ritmo della produzione.

Si è nascosta dietro la definizione di “servizio essenziale”, principio abbandonato da decenni da parte di Poste Italiane, lo dimostra il fatto che chiude i piccoli uffici, organizza il Recapito con “la consegna della corrispondenza a giorni alterni”, ma nell’emergenza, senza definire niente di cosa sia essenziale o indispensabile, continua a far tutto “normalmente” (buoni postali, contratti, sim ecc.).

Poste ha, sicuramente, portato avanti la cosiddetta “razionalizzazione degli uffici”, ma era inevitabile, infatti non ha fatto altro che adeguarsi ad una situazione di fatto: il calo della pedonalità, e riduzione dei volumi.

Intanto i dirigenti lavorano protetti nei loro “fortini”, hanno fatto in modo che per “quelli rimasti in servizio” non ci fosse un carico di lavoro ridotto e con video-messaggi hanno incoraggiato le “truppe”, addirittura promuovendo e incoraggiando uno spirito “gaio”, basta vedere i video dove ci sono lavoratori che cantano e ballano mentre lavorano e si espongono al rischio in perfetta linea con le disposizioni di “coraggio” in stile “bel paese” che tanto fa piacere “al padrone”, addirittura hanno promosso un concorso “a chi fa il video più bello”, mentre sono “guai” se qualcuno fa foto per registrare e denunciare il degrado.

Siamo convinti che per non pagare il conto salato di questa crisi (è chiaro a tutti che il conto vogliono farlo pagare a tutti noi che viviamo di lavoro) noi lavoratori di Poste dobbiamo alzare il livello di conflittualità ed è per questo che promuoveremo lo sciopero degli straordinari, e lavoreremo per prepararci ad uno SCIOPERO GENERALE, perché oltre le nostre condizioni interne, il peggioramento generale ci chiamerà a prendere posizione ed elaborare delle risposte chiare. non c’è più spazio per un continuo riformismo che ci ha visto sempre perdenti.

 

COBAS Poste CUB Poste SICOBAS Poste

 

 Ci preme rilevare che il confronto e la discussione -nonostante fosse la prima volta e con persone tra loro “sconosciute”

quindi anche restie ad esprimersi - ha segnato una condizione comune sia rispetto alla protezione della salute, giudicata

insufficiente, sia per le prospettive di una riapertura delle attività produttive, con tutti rischi che questa comporta.

Fondamentale è stato il lavoro sul “questionario sicurezza in Poste” - il primo serio tentativo attuato da lavoratori per

lavoratori - e l’averne riportato i risultati; basato su un campione di 530 risposte che hanno messo a fuoco la situazione

rispetto ai DPI (tardivi, insufficienti, materiale scadente o addirittura assenti), alla sanificazione (una tantum e non

sistematica), al non ripetto della distanza sociale, alle pulizie quotidiane a fine turno (non potenziate né in ore né in

personale), alla mancata sanificazione dei mezzi di trasposto. Il dibattito, rimarcando le tracce del questionario, ha

aggiunto, alle esperienze personali, domande, richieste e proposte sul come andare avanti, che ha permesso anche a noi

del sindacalismo di base di meglio definire e precisare una “strategia” in questa fase di emergenza, che è nuova, inedita,

davvero sconosciuta, e che quindi bisogna affrontarla, sia con metodi adeguati, che con uno sforzo di intelligenza in più.

Noi riteniamo che lo sciopero nazionale alle Poste sia la risposta e l’obiettivo giusto sia per far comprendere all’azienda

che così come ha organizzato il lavoro non va; sia per imporre un’altra agenda della protezione della salute dei lavoratori

per quelle poche attività indispensabili che riteniamo debbano essere aperte. Lo stesso smart working (lavoro a distanza,)

tanto sbandierato dai media che non hanno mai messo un piede negli ambienti di lavoro, ora è imposto per un numero

limitato e marginale di lavorazioni e che, nell'organizzazione frettolosa e vorrebbe rispondere ad una modernità rachitica,

presentano già le prime criticità: i lavoratori lamentano mancanza di spazi adeguati nelle proprie abitazioni; la promiscuità

familiare di una convivenza con bimbi piccoli che spaziano nei pochi metri quadri della casa, non possono conciliare con la

serenità delle operazioni sottoposte a permanenti distrazioni.

Lo sciopero come strumento per “piegare” l’azienda alla volontà dei lavoratori.

Ma certo lo sciopero si deve organizzare: non basta decidere una data, esso deve maturare nei posti di lavoro, esso deve

riguradare l’intera categoria, esso deve essere di massa, deve fermare le produzioni in tutta Italia. Questa l’ambizione,

questo l’obiettivo. E lo sciopero si prepara proprio nei posti di lavoro dove ci costringono a lavorare puntando

essenzialmete sulla salvaguardia della salute e della sicurezza dei lavoratori. Su questo non si transige. Non sono permesse

leggerezze perchè una volta preso il virus, inizia un cambiamento molecolare della nostra vita che ci piomba in una

situazione atroce...si ripercuote innanzitutto nella famiglia, sui nostri affetti cari...cominciano le preoccupazioni serie..si

vive in solitudine la stessa malattia, magari in ospedale, in isolamento per settimane...l’azienda allora diventa

lontana...malediremo l’inettitudine di capi e capetti che con superficialità ci esponevano al rischio..

In questa fase di cosiddetta “convivenza” con il virus la nostra lotta, che deve “concludersi” con lo sciopero nazionale, deve

incentrarsi sulla sicurezza senza deroga alcuna: questo vuol dire che laddove non vengono rispettate le misure di

protezione dobbiamo agire; agire significa andare dalle astensioni, lì dove c’è la forza di farlo, alla lettera-diffida (che

possiamo scrivere noi come sindacato per non esporre i lavoratori – allo scopo raccogliere e far pervenire i dati e le

informazioni precise), così da accumulare consapevolezza dello sciopero e materiale per eventuali denuncie sia ai giornali

che alle Asl che ai tribunali, tutti strumenti che dobbiamo utilizzare ai fini della costruzione della mobilitazione per lo

sciopero che induca l’azienda a rivedere a fondo la sua strategia di anticontenimento del virus. Il distanziamento sociale è

la più importante misura da adottare per contenere la diffusione del virus, ed è qui che l’azienda è più deficitaria perchè

ereditiamo un’organizzazione del lavoro basata sul concentranento delle lavorazioni, dai cmp (reparti collegati, mense,

spogliatoi, ascensori...) al recapito (casellari attaccati l’un l’altro, cassette che passano di mano in mano...) e l’azienda qui

non intende intervenire se non con lo sfasamento orario e ...lavarsi spesso le mani! Qualcuno ha proposto che meglio

sarebbe ridurre l’orario di lavoro a tre ore al giorno, anche perchè le lavorazioni con guanti e mascherine intralciano le

operazioni, le rallentano e impediscono la produzione di prima. Ma significa anche non permettere i distacchi, né gli

straordinari, tutte disposizioni a cui bisogna reagire e non lasciar passare sotto silenzio, perchè vanifica tutti gli sforzi a cui

siamo sottoposti e vanificandoli, prolunga la permanenza del virus anziché sconfiggerlo/contenerlo. La rivendicazione dei

tamponi per tutti coloro che sono costretti ad andare a lavorare, insieme alla dislocazione in ogni ambiente di lavoro di

strumenti per la misurazione quotidiana della temperatura (dai termoscanner alla strumentazione portatile tipo

supermercato) deve essere permanente. Nè vanno dimenticate le rivendicazioni che sanciscano la integrità salariale, anche

ricorrendo ad una “patrimoniale” sui benefit e sui grandi stipendi del management di Poste; come respinte vanno anche

tutte le ipotesi (dalle ferie, al conteggio penalizzante della malattia) che siano i lavoratori a doverci rimettere perchè

causate dall’emergenza coronavirus, non da comportamenti dei singoli.

COBASPoste CUB Poste SICOBAS Poste 


 Lavoratrici, lavoratori, colleghi tutti

 

Il sindacalismo di base delle Poste indice una VIDEO ASSEMBLEA

Sabato 18 aprile dalle ore 17 in poi

 

In questo periodo non si possono fare assemblee e in generale manca il confronto aperto dei lavoratori sulla situazione emergenziale che stiamo vivendo nei posti di lavoro e nella vita.

Non tutti hanno la possibilità dei mezzi social; ciò non di meno dobbiamo parlarci, confrontarci. E in questa situazione ci pare uno strumento da utilizzare per dar voce e far intervenire i lavoratori, che non possono essere solo informati dai comunicati governativi, aziendali e sindacali senza potersi esprimere. La voce dei lavoratori, soprattutto in momenti come questi, è decisiva.

Per collegarsi è sufficiente cliccare sul seguente link

 

https://us02web.zoom.us/j/83915973840

 

L'ordine del giorno è conoscere, confrontarsi sulla nostra condizione di lavoro nell'emergenza pandemia coronavirus e proporre azioni da intraprendere.

 

COBAS Poste CUB Poste SICOBAS Poste