Notizia relativa alla sentenza per la quale un lavoratore illegittimamente licenziato e riassunto non può essere trasferito -da rassegna.it del 22 Giugno 2010- leggi
POSTE ITALIANE S.p.A.
e
SLC-CGIL, SLP-CISL, UILposte, FAILP-CISAL,
CONFSAL-COMUNICAZIONI e UGL-COMUNICAZIONI
Premesso che
La prevista liberalizzazione del mercato postale, definita, da ultimo, dalla Direttiva Comunitaria 2008/6/CE del 20 febbraio 2008, nonché le successive evoluzioni dello stesso, impongono a Poste Italiane un diverso posizionamento che rafforzi il presidio strategico dell’Azienda nel settore.
Gli effetti della progressiva liberalizzazione dovranno comunque garantire l’adeguato presidio degli standard di qualità del servizio e l’applicazione per i dipendenti di normative omogenee definite dal contratto collettivo nazionale di settore. In tal senso le parti auspicano che il Governo recepisca, nelle materie di propria competenza e nelle modalità ritenute dallo stesso più opportune, le disposizioni contenute nella Direttiva europea in materia di liberalizzazione del mercato postale.
Con riferimento alle attuali attività svolte in Servizi Postali, Poste Italiane S.p.A. non prevede nel piano strategico 2011-2013, interventi volti a modificare il proprio assetto societario nella convinzione che l’obiettivo di garantire il rispetto degli obblighi derivanti dal servizio universale e di promuovere la qualità e il complessivo sviluppo dei servizi innovativi si realizza attraverso la valorizzazione dell’unicità dell’Azienda. Le potenzialità offerte dalle sinergie fra i diversi asset strategici aziendali, con particolare riferimento all’attività di presidio del front end, insieme al mantenimento della capillarità della presenza sul territorio di Poste Italiane potranno consentire di traguardare, compatibilmente con l’evoluzione dei mercati di riferimento, l’obiettivo dello sviluppo, della crescita aziendale e del conseguente corretto dimensionamento occupazionale.
La nuova scadenza contrattuale 2010-2012, si inserisce in una fase in cui, notizie di stampa di questi giorni, il governo agisce in sinergia con i vari gruppi imprenditoriali e finanziari mettendo in atto manovre, comprese quelle relative ad ottemperare obblighi antitrust, che richiedono di spostare manager e azioni societarie nei settori dove c’è in percentuale la sua partecipazione proprietaria; il tutto avviene, naturalmente, con dispute intestine nelle commissioni parlamentari e previo accordi con i vari CdA delle varie società. Queste operazioni non sono certo una novità dell’oggi, ma, diversamente da altre fasi, avvengono unicamente a spese del lavoro, dei lavoratori e dei cittadini, che, da qualche anno ormai, stanno pagando duramente i costi delle ristrutturazioni aziendali in chiave privatistica dei servizi pubblici.
Senza farci impelagare da ragionamenti che non ci danno risposte certe sui giochi contorti che sono propri dei poteri politici, burocratici e finanziari, ci siamo comunque posti da tempo la domanda su cosa potrebbe avvenire in prossimità della liberalizzazione del settore postale, decisa per il 2011 dalla comunità europea. Domanda che abbiamo girato anche al Ministero dell’Economia in occasione dello sciopero del 30 aprile; avendo anche sentore che erano in movimento novità che andavano ben oltre le operazioni di questi giorni con al centro la Cassa Depositi e Prestiti. La CDP è stata, fino ad oggi, lo strumento operativo finanziario principale del Ministero dell’Economia e Finanze ora cede di nuovo la sua quota azionaria di poste (35%) allo stesso, così l’azienda Poste è tornata ad essere di proprietà unica del ministero dell’Economia, fermo restando che il rapporto di lavoro rimane di natura privata per i suoi dipendenti.
Cosa si prospetta all’orizzonte non lascia presagire nulla di buono, anche perché il governo si è già pronunciato su una completa liberalizzazione, attendiamo comunque il successivo passo della politica. Come sindacalismo di base seguiteremo a seguire con interesse i mutamenti e, come sempre, saremo pronti a denunciare tutte le operazioni che penalizzano il lavoro, i lavoratori e i cittadini.
Intanto è un fatto che, in ambito poste, ci troviamo per la prima volta davanti ad una scadenza contrattuale 2010/2012 che in sei mesi ( PRIMA DELLA LIBERALIZZAZIONE) vuole realizzare sia il CCNL cheil Contratto di Settore che coinvolgerà il settore del recapito
Rispetto a quanto sta avvenendo, non convincono le motivazioni della concertazione sindacale che spiegano la novità del contratto di settore, coprendosi dietro supposti aspetti solidaristici “regole normative comuni” e non dicono per esempio che, ferma restando la mancanza di regole certe sulla correttezza del mercato internazionale, si possono creare “cartelli Imprenditoriali” che possono generare contrattazioni di settore a ribasso, come è già avvenuto e sta avvenendo nelle telecomunicazioni, e che per giunta
Le scriventi OO.SS. di categoria affrontano il rinnovo del contratto del Gruppo Poste Italiane consapevoli della difficile situazione del sistema Italia che caratterizza l’attuale contesto economico e sociale del Paese.
Sicurezza, innovazione, sviluppo e salario, sono da tempo le priorità indicate dalle organizzazioni sindacali per ridare slancio e vigore alla economia e che, unitamente ad una occupazione stabile e di qualità, possono mantenere e garantire un elevato livello di coesione sociale.
Le scriventi OO.SS. hanno fino ad oggi improntato tutte le rivendicazioni, le vertenze, i rinnovi contrattuali ad una convinzione profondamente radicata nella loro storia: non esiste una efficace azione di rappresentanza e di tutela delle lavoratrici e dei lavoratori senza un comportamento del sindacato di categoria volto a favorire lo sviluppo complessivo del Paese anche attraverso una crescita qualificata del settore e dell’Azienda in cui opera il sindacato stesso.
Infatti gli ultimi otto bilanci di Poste italiane, chiusi con utili significativamente crescenti, sono la testimonianza del grande impegno profuso dai lavoratori e di un atteggiamento costruttivo del sindacato che ha permesso all’Azienda di diventare una solida e fondamentale realtà del sistema produttivo nazionale, rendendo l’infrastruttura postale con tutta la sua capillare rete materiale e immateriale, un fattore importante di coesione sociale e un volano per lo sviluppo dell’intera economia.
Mentre siedono ancora al tavolo sulla “riorganizzazione del recapito”, che costerà ai lavoratori postali 11.000 posti di lavoro e turni massacranti per garantirsi un sabato “libero” da collasso sul divano, CgilCislUil&C tessono la tela del rinnovo contrattuale.
Quando? Ma a fine Luglio naturalmente!
Già la premessa del documento fa venire i brividi e dipinge il nostro futuro di tinte fosche e buie.
Due pagine su 5 dedicate a promuovere il contratto di settore, che dovrebbe servire ad accorciare le distanze tra i vari contratti delle aziende postali, settore in cui noi siamo quelli che stanno meglio (figuriamoci).
Il che servirebbe a metterci in una botte di ferro verso il famigerato 2011, anno della liberalizzazione totale del mercato.
Il paradosso è che è stata proprio Poste Italiane SpA spesso a creare ed incentivare la nascita di ditte e società concorrenti (o presuntamente tali) con operazioni finanziarie spericolate o al limite della correttezza (anche legale).
In queste società ci è stato infilato tutto il lavoro sporco, sottopagato, con mezzi vetusti e pericolosi, talvolta al nero, con paghe da fame ed un servizio penoso che spessissimo ha leso l'immagine dell'”Azienda madre”, insomma tutto quel nero e quello sporco che Poste SpA non poteva permettersi.
La corte di Giustizia dell’Unione europea
decide sui contratti ex art. 1 del D.lgs. 368/2001
per esigenze sostitutive
Pubblichiamo la sentenza della Corte di giustizia europea sulla questione a suo tempo proposta dal tribunale di Trani e relativa al fatto che l’art. 1 del D.Lgs. 368/2001 non prevede più l’obbligo di indicazione del nominativo del lavoratore sostituito.
Come è noto, la questione era già stata oggetto di pronuncia della Corte costituzionale che aveva statuito che tale obbligo permaneva anche sotto la nuova disciplina e di due sentenze della cassazione che smentivano la pronuncia della Consulta, almeno con riferimento a Poste italiane.
Ora la Corte Europea interviene sul punto così decidendo:
1) La clausola 8, n. 3, dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che compare in allegato alla direttiva del Consiglio 28 giugno 1999, 1999/70/CE, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che essa non osta ad una normativa nazionale, come quella di cui alla causa principale, che ha eliminato l’obbligo, per il datore di lavoro, di indicare nei contratti a tempo determinato conclusi per sostituire lavoratori assenti il nome di tali lavoratori e i motivi della loro sostituzione,