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Lunedì 14 Dicembre 2009 21:52

responsabilità collettiva di tutti i ptl di un’area territoriale. Le sostituzioni potranno essere

fatte dal personale della stessa area anche in caso di n-2 (4 ptl su 6 zone). Viene così

cancellata la titolarità di zona e con essa la professionalità dei portalettere, vero valore

aggiunto nel recapito. E’prevista anche la piena fungibilità tra tutti gli operatori delle tre

articolazioni.

Nel caso non fosse accettato questo progetto, l’azienda, in un’ipotesi alternativa, minaccia

ulteriori tagli attraverso la modifica dei parametri per la valutazione delle zone,

operazione che porterebbe ad un 25% di aumento della produttività (carico di lavoro) e

tagli fino a 8600 zone.

  La costante dei tagli chiarisce meglio di tante analisi la vera intenzione dell’azienda e, unita al progetto  SAL (consegna delle inesitate che passa dagli UP ai DC-CPD-CSD) definisce in modo chiaro il nostro futuro. Dimagriti, separati dal bancoposta, pronti per lo spezzatino.  In merito al bancoposta, considerata la nuova funzione di sportello mobile dei portalettere con l’introduzione dei palmari, è facile immaginare un futuro pseudo-bancario, con forte valenza finanziaria, obiettivi irraggiungibili e assottigliamento degli organici.  (con le sportellizzazioni, per ora, circa 3000 lavoratori si mettono a tacere o a sperare)

Nel progetto di riorganizzazione del recapito, non una parola sui disservizi ed i disagi per l’utenza che ogni giorno ci portano ad essere su TV e giornali locali.  Non una parola sui morti in Poste (nel 2008, 13 portalettere ed un autista).

Niente sull’aumento di ritmi e carichi di lavoro che di queste morti spesso sono la causa.

Niente sul futuro di poste italiane.

Noi Cobas, nei limiti delle nostre possibilità, continuiamo a denunciare tutto questo.  Purtroppo altri sindacati ancora non lo hanno fatto o almeno non in maniera adeguata e non tra i lavoratori.

Questa volta però non servono le pur giuste, secondo noi, critiche che in altre situazioni abbiamo

mosso ad un certo modo di fare sindacato.

              Questa volta la posta in gioco è troppo alta e siamo consapevoli che serve l’unità di        

tutta la categoria per uscire vincitori e per cominciare a scrivere il nostro futuro in Poste come lavoratori e come esseri umani.

Un futuro di diritti, garanzie e dignità, un futuro di lavoro per noi e per le generazioni

che ci seguiranno.

Per questo rivolgiamo un appello a tutti i lavoratori, ai loro rappresentanti sindacali, alle RSU, a dare un segnale chiaro di rifiuto a questo progetto distruttivo, a chiederne il ritiro completo quale condizione unica e necessaria per iniziare un confronto serio.

Mai, come adesso, l’unione della categoria, di tutti i lavoratori di poste italiane, ci può salvare da un futuro grigio ed incerto.

 

CE LA POSSIAMO FARE? SI SE SAREMO UNITI, PERCHE’.....

SEI SICURO CHE NON TOCCHERA’ PROPRIO A TE?

 

 

 

 

 
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