A LORO I PROFITTI, A NOI I SACRIFICI.
Contro la guerra e l'economia di guerra. Per il salario, il lavoro e i diritti.
Il 30 ottobre il sindacalismo di base proclama uno sciopero generale di 24 ore, per tutte le categorie pubbliche e private. Anche Cobas Poste è parte di questa mobilitazione.
Le ragioni dello sciopero sono le stesse che da anni denunciamo nei luoghi di lavoro: salari che perdono potere d'acquisto, precarietà, riduzione degli organici, peggioramento delle condizioni di lavoro e progressivo smantellamento dei servizi pubblici. A tutto questo si aggiungono politiche economiche che destinano risorse crescenti al riarmo e all'industria bellica, mentre milioni di lavoratori faticano a fare la spesa, a curarsi a garantire un livello minimo di istruzione ai propri figli
I PROFITTI CRESCONO e I LAVORATORI PAGANO.
Poste Italiane continua a registrare risultati economici imponenti ma la ricchezza prodotta dal lavoro non si traduce in un corrispondente miglioramento dei salari e delle condizioni di chi ogni giorno garantisce il servizio.
Grazie ai sindacati conniventi i miseri aumenti contrattuali non hanno recuperato la perdita di potere d'acquisto degli ultimi anni e ancor peggio non aiutano a fronteggiare le contingenti condizioni. Mentre la progressiva riduzione degli organici, il ricorso alla precarietà e le continue riorganizzazioni hanno intensificato i carichi di lavoro.
Quanto già sperimentato nel Recapito si ripropone oggi nella rete degli Uffici Postali. L'accordo del 23 luglio 2026 accelera un processo di accorpamenti, flessibilità e concentrazione delle attività, con il rischio di scaricare ulteriori sacrifici sui lavoratori e di peggiorare il servizio reso alla collettività.
Rivendichiamo aumenti salariali generalizzati, assunzioni stabili, organici adeguati e riduzione dei carichi di lavoro. Respingiamo una gestione aziendale che subordina le esigenze dei lavoratori e degli utenti agli obiettivi di redditività.
L’ECONOMIA DI GUERRA E LE COMPLICITà di POSTE.
Anche Poste ha un ruolo nelle politiche di guerra e di riarmo attraverso le proprie partecipazioni, gli investimenti finanziari e le attività logistiche che da tempo denunciamo con campagne di informazione, iniziative sindacali e scioperi.
Med-Or e Leonardo. Poste Italiane figura tra i soci ordinari della Fondazione Med-Or, promossa da Leonardo, uno dei principali gruppi europei dell'industria militare. È un legame che abbiamo ripetutamente contrastato perché contribuisce a inserire Poste in una rete di relazioni economiche e strategiche legate anche agli interessi dell'industria bellica e alla normalizzazione del genocidio in Palestina.
Poste Air Cargo e Israele. Abbiamo documentato collegamenti aerei cargo verso Tel Aviv, operati attraverso la compagnia del gruppo e denunciato il ruolo che tali collegamenti possono assumere nel contesto dei rapporti logistici e commerciali di materiale anche a scopo militare con israele ritenendo necessario per Poste di fare piena luce sulla natura dei carichi, sui committenti e sulle responsabilità aziendali.
FondoPoste e gli investimenti finanziari. Abbiamo inoltre rivolto la nostra attenzione agli investimenti del fondo pensione dei lavoratori postali, denunciando le esposizioni finanziarie verso imprese coinvolte nella produzione di armamenti e nelle filiere militari. Riteniamo inaccettabile che il risparmio previdenziale dei lavoratori possa contribuire a finanziare attività di sterminio di una popolazione.
Le scelte industriali, finanziarie e commerciali di Poste Italiane riguardano anche chi ogni giorno ne garantisce il funzionamento. Per questo chiediamo trasparenza sulle attività del gruppo, la cessazione dei rapporti che contribuiscono alle filiere della guerra e il disinvestimento dalle imprese coinvolte nella produzione di armamenti. Non consideriamo queste vicende estranee al lavoro postale e per questo sosteniamo e solidarizziamo con le mobilitazioni dei lavoratori portuali e della logistica che si oppongono al transito di armamenti e alla militarizzazione delle infrastrutture civili.
NON PER I PROFITTI E LA GUERRA ma PER UN SERVIZIO PUBBLICO ADEGUATO
Lo sciopero del 30 ottobre si inserisce nel percorso di mobilitazione che Cobas Poste porta avanti da anni. Le nostre rivendicazioni non si esauriscono nella richiesta di migliori condizioni salariali e lavorative ma mettono in discussione il modello industriale e sociale che le determina.
Rivendichiamo la ripubblicizzazione di Poste Italiane, il rilancio del Servizio Universale, assunzioni stabili, salari dignitosi e condizioni di lavoro rispettose della salute e dei diritti.
Rivendichiamo un servizio adeguato alla collettività, sottratta alla logica della massimizzazione dei profitti, alle speculazioni finanziarie e a ogni coinvolgimento nell'economia di guerra.
Non accettiamo che si chiedano sacrifici ai lavoratori mentre si destinano risorse crescenti al riarmo né che la ricchezza prodotta dal lavoro venga sottratta ai bisogni sociali.
La lotta per il salario, quella contro le privatizzazioni e quella contro la guerra sono parte dello stesso conflitto sulla destinazione della ricchezza e sulle priorità della società.
Per questo il 30 ottobre incrociamo le braccia insieme ai lavoratori di tutte le categorie, per difendere il lavoro, i servizi pubblici, l’autodeterminazione dei popoli e il diritto a un futuro diverso.
VENERDÌ 30 OTTOBRE — SCIOPERO GENERALE
PER L'INTERA GIORNATA — TUTTI I SETTORI PUBBLICI E PRIVATI
CONTRO LA GUERRA, L’ECONOMIA DI GUERRA e i GUERRAFONDAI,
CONTRO LA GUERRA AI SALARI,
CHI VUOLE UN FUTURO NON ASPETTA.